Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13783 dell’8 aprile 2025, hanno affrontato con chiarezza la questione della natura della confisca del denaro derivante da attività illecita, offrendo importanti chiarimenti in merito alla distinzione tra confisca diretta e confisca per equivalente, nonché al criterio di determinazione del quantum confiscabile nei confronti dei concorrenti nel reato.
In primo luogo, la Corte ha ribadito che la confisca diretta è possibile solo quando è accertato un nesso di derivazione immediata e diretta tra il reato e il bene oggetto della misura. Il fatto che il profitto sia in forma di denaro non basta a giustificare automaticamente la confisca diretta: è comunque necessario dimostrare che quel denaro rappresenti effettivamente il frutto del reato contestato. In assenza di tale prova, la misura da applicare sarà la confisca per equivalente, che si fonda su una logica di sostituzione patrimoniale e richiede la determinazione del valore economico corrispondente al profitto illecito.
Un altro passaggio fondamentale riguarda il concorso di persone nel reato. La Corte ha escluso l’applicazione del principio di solidarietà passiva nel campo della confisca. Ogni concorrente risponde solo per la quota di profitto che gli è concretamente riferibile, sulla base di elementi fattuali e probatori. Solo nel caso in cui non sia possibile determinare le singole quote, è ammessa una ripartizione equitativa, ma sempre subordinata all’impossibilità di un accertamento più preciso.
Questi principi trovano applicazione anche nella fase del sequestro finalizzato alla futura confisca. Il giudice è tenuto a motivare adeguatamente il provvedimento, tenendo conto dello sviluppo della fase procedimentale e degli elementi acquisiti.
La pronuncia delle Sezioni Unite ha quindi il merito di rafforzare la coerenza del sistema con i principi costituzionali di legalità, proporzionalità e personalizzazione di tale misura. Viene così abbandonata una visione automatica e indifferenziata della confisca, imponendo una verifica puntuale dei presupposti sostanziali e delle responsabilità individuali. L’intervento giurisprudenziale assume rilievo anche sul piano pratico, fornendo criteri certi agli operatori del diritto e limitando l’adozione di misure patrimoniali generiche e poco motivate.
La decisione contribuisce a definire un equilibrio più garantista tra esigenze di repressione dei reati e tutela dei diritti del destinatario della misura, nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento.
